Scuole e università: il Festival dello Sviluppo Sostenibile entra nelle aule e nei territori

Dal clima all’intelligenza artificiale, dalle disuguaglianze alla salute mentale: gli eventi di scuole e università trasformano il Festival dello Sviluppo Sostenibile in una rete diffusa di esperienze, ricerca e partecipazione sui territori italiani. 

di Tommaso Tautonico

giovedì 21 maggio 2026
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C’è un’Italia che, mentre il dibattito pubblico continua a interrogarsi sul futuro, prova già a costruirlo dentro le aule universitarie, nei laboratori scolastici, nelle biblioteche, nei musei e persino lungo sentieri, orti botanici e rive dei fiumi. È l’Italia che emerge dal calendario degli eventi “Scuole e università” del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, una delle sezioni più diffuse e trasversali dell’iniziativa promossa dall’ASviS. A colpire non è soltanto il numero delle iniziative, ma la varietà dei linguaggi e dei temi affrontati. La sostenibilità smette di essere una materia confinata ai convegni specialistici e diventa racconto, pratica quotidiana, esperienza concreta. A Padova, l’Università propone “Io esisto. Il racconto degli orfani e delle orfane di femminicidio”, mentre a Catanzaro si intrecciano eventi dedicati alle “Ecologie narrative”, alla bioeconomia circolare e ai “Nuovi linguaggi della sostenibilità”.

Dalla ricerca ai territori: la sostenibilità diventa esperienza

In molte città il Festival entra direttamente nel tessuto urbano e sociale. A Cassino si susseguono incontri su giustizia ambientale, welfare generativo, cambiamento climatico, salute mentale e progettazione sociale. A Pavia la sostenibilità passa attraverso il teatro, la citizen science e il dialogo tra ambiente e comunità. A Modena, Torino e Parma si moltiplicano laboratori, percorsi didattici e iniziative dedicate all’economia circolare, alla biodiversità e alla mobilità sostenibile. L’impressione è che le università stiano progressivamente ridefinendo il proprio ruolo pubblico. Non soltanto luoghi di formazione e ricerca, ma spazi di connessione tra saperi, territori e comunità. È il caso degli eventi promossi dalla Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus), citata come la più grande esperienza italiana di coordinamento tra atenei sui temi della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale.

Intelligenza artificiale, salute mentale e nuove fragilità

Il programma riflette anche le grandi tensioni del presente. L’intelligenza artificiale compare in diversi appuntamenti dedicati alla governance tecnologica, ai diritti e alla responsabilità delle imprese. A Roma Tre si discute di “AI, decisioni e responsabilità”, mentre a Padova si affrontano le implicazioni dell’intelligenza artificiale per pubblica amministrazione e mercato. A Roma, inoltre, si parlerà di “Intelligenza artificiale e pensiero critico”, segno di un dibattito che ormai attraversa trasversalmente il mondo educativo. Accanto alla tecnologia, emergono con forza i temi della fragilità sociale e della salute mentale. Eventi come “Il rumore che non abbiamo ascoltato: giovani, disagio e responsabilità collettiva”, organizzato dall’Università di Padova, oppure “Prendersi cura di sé per prendersi cura del mondo”, promosso dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, mostrano come il concetto di sostenibilità si stia allargando ben oltre la sola dimensione ambientale.

Un linguaggio comune per immaginare il futuro

Il Festival attraversa anche le scuole primarie e secondarie, coinvolgendo studenti e famiglie in attività che parlano di api, boschi, alimentazione, mobilità sostenibile e biodiversità. Dai laboratori su insetti e impollinatori alle iniziative contro gli incendi boschivi, ai percorsi per andare a scuola senza auto, emerge una sostenibilità che parte dai gesti quotidiani e dall’educazione civica. C’è poi una dimensione che attraversa quasi tutto il programma: quella del Mediterraneo come spazio condiviso di sfide e trasformazioni. Dai convegni sul Piano Mattei e gli Esg territoriali ai dibattiti sul lavoro delle donne nell’area mediterranea, fino agli incontri dedicati all’Adriatico, alle migrazioni e alla cooperazione internazionale, il Festival restituisce l’immagine di un sistema universitario che prova a leggere la sostenibilità come fenomeno globale ma radicato nei territori. In controluce, il calendario racconta anche un cambiamento culturale più profondo. La sostenibilità non appare più come un argomento separato, ma come un linguaggio comune che connette diritto, medicina, urbanistica, economia, agricoltura, psicologia, arte e relazioni internazionali. Un lessico condiviso che entra nelle università e nelle scuole italiane non solo per spiegare il presente, ma per provare a immaginare il futuro.

di Tommaso Tautonico